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Il seme della ragione

05 Febbraio 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

Poiché la scelta vegana ha implicazioni e ricadute ecologiste, animaliste e salutiste molto concrete, la società umana, vedrete, non potrà che rispecchiarsi in essa in quanto ne varrà della sua stessa sopravvivenza su questo pianeta vista l’insostenibilità dei modelli di produzione e di consumo in cui vi si è incagliata.

Perfino il sistema di potere con il suo apparato organizzativo conservatore e reazionario dovrà presto o tardi venirne a patti.
È sotto gli occhi di tutti la sua strenua e sconclusionata difesa dello status quo!

Del resto la nostra storia è fatta di momenti analoghi.
Eventi come quello vissuto dal sommo scienziato ed astronomo Galileo Galilei, ad esempio, ne sono straordinari moniti.
Ci rammentano che quello che per noi oggi è cosa ovvia, per la cui negazione facciamo fatica a convincerci della ferocia compiuta, al tempo veniva promosso dagli apparati come doveroso e dai più accettato acriticamente.

Oggi come allora, forche e roghi a parte,  un medesimo ostracismo viene compiuto nei confronti di medici e scienziati proponitori della rediviva scienza alimentare.

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Medici come John McDougall, il prof. Colin Campbell negli USA piuttosto che la Dr.ssa Michela De Petris ed il Prof. Franco Berrino in Italia, solo per citarne alcuni, espostisi pubblicamente con le loro accurate ricerche scientifiche e, se da un lato hanno ottenuto grande apprezzamento da una buona parte della società civile, dall’altro hanno subito pesanti discrediti e vessazioni proprio da parte della loro stessa categoria.

Altro giro altra cosa diremmo.

Qualcuno chiami queste cariatidi e ricordi loro che ad un certo punto anche i giganteschi dinosauri dovettero sloggiare!!!

Il problema con i medici incomincia con la loro formazione.
Il prof. Campbell scrive:
L’intero sistema è finanziato, direttamente e indirettamente, dall’industria farmacologica, dalla formazione alla ricerca. L’industria farmaceutica ha comprato le menti della professione medica: tutto ha inizio il giorno in cui si entra all’università. L’intero percorso di studi è sostenuto dalle case farmaceutiche.

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Il prof. Berrino in una intervista televisiva ammetteva:
…mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio, io ritengo che non gli fa bene, ma sa io dico sempre – noi vogliamo così bene ai nostri malati che vogliamo tornino da noi… .

Vedrete, il seme della ragione si spargerà ed una crescente maturità nei singoli individui e conseguentemente nell’intera società farà si che ci ritroveremo a guardare la vicenda vegana con gli stessi occhi con cui oggi osserviamo gli eventi del XVI secolo.
Buon Appetito!

immagini tratte da www.drmcdougall.com

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Olio di fogna cinese e un’ochiatina sul junkfood

01 Febbraio 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

Un’occhiatina sul Junkfood

Il cibo più pericoloso in assoluto è quello nascosto, che non compare sull’etichetta.

Al momento, ad essersi guadagnato il titolo di peggior ingrediente nascosto è “l’olio di fogna cinese”.
Sono stati i giornalisti d’inchiesta a portare alla luce la sordida pratica per cui l’olio di scarto viene riciclato e venduto come olio di cucina.

Consumato da almeno il 10% dei cinesi (in genere le famiglie più povere e chi compra cibo dagli ambulanti), è prodotto con un processo di ebollizione e ripulito con l’aggiunta di sostanze chimiche industriali.

Il nome deriva dal fatto che viene estratto dalle fogne e dagli scarichi, setacciato per eliminare residui solidi sgradevoli e poi lavorato in laboratori casalinghi.

Il settore è redditizio e in crescita, anche se l’olio in questione contiene notoriamente sostanze cancerogene e chissà quali e quante affezioni scaturisca.
L’anno scorso la polizia cinese ha smantellato un’organizzazione che ne aveva distribuito più di tre milioni di litri in un centinaio di città.
Inutile dire che questo genere di azioni compromettono ancora una volta l’immagine della cucina cinese moderna.

Nel 2009, dopo le proteste degli USA perché il latte d’importazione cinese aveva un sapore strano, fu varata una legge che vietava simili pratiche. Venne fuori che il latte conteneva melammina (una resina per mobili).

Nel 2014 l’ennesimo scandalo, che ha coinvolto svariate aziende alimentari: il loro fornitore principale aveva riciclato e reinserito nel processo di produzione carne di maiale, pollo e manzo già scartati, in alcuni casi scaduta da più di un anno.

Ma il cibo chimico e nocivo non l’hanno certo inventato i cinesi.

 

L’industrializzazione su vasta scala del settore alimentare cominciò dopo la seconda guerra mondiale nel paese dell’innovazione perenne, gli Stati Uniti.
I surrogati vegetali ottenuti con processo chimico che migliorava le qualità strutturali, allungava il periodo di conservazione e garantiva maggiori profitti ne sono un valido esempio.

margarina-e-junkfood

Stiamo parlando delle Margarine meglio note come “grasso vegetale”, considerate al tempo un miracolo dell’inventiva americana.
Il pubblico non veniva messo a conoscenza del fatto che per unire le molecole del grasso vegetale serviva un processo chimico, l’idrogenazione, che creava nuovi legami chimici artificiale e resistenti, molto difficili da spezzare con il calore o attraverso il metabolismo diventando così una sostanza estremamente nociva.

L’industria finì con utilizzare queste sostanze chimiche in una grande varietà di cibi industriali e di surrogati di burro.

Stiamo parlando dei micidiali grassi trans

All’inizio degli anni novanta il 95% dei biscotti e il 100% dei cracker e della maggior parte degli snack contenevano grassi trans.
Un’intera generazione è cresciuta con le “meraviglie” della margarina.
I primi rapporti sui pericoli di quelle manipolazioni chimiche, risalenti agli anni ottanta, furono sistematicamente ignorati.
Si scoprì che bastava una piccola quantità di grassi trans – l’1 o 2% delle calorie giornaliere- per far salire alle stelle il livello di grassi e triplicare il rischio di malattie cardiache e di morte improvvisa, senza contare l’aumento dei tumori.

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In base alle stime, solo in America ogni anno morivano 250.000 persone a causa dal consumo dei grassi trans.
Oggi, nella maggior parte dei paesi occidentali i grassi trans sono ridotti o vietati tuttavia non possiamo esimerci dal constatare che per decenni siamo stati sottoposti a pubblicità ingannevoli e all’assenza complice di chi era preposto ai controlli.
Il comportamento vergognoso di una certa industria alimentare, sempre in cerca di espedienti chimici a basso costo, unitamente a quello scriteriato e suicida di una larga parte di popolazione che consuma cibi in funzione del gusto e della loro economicità, alimentano, è proprio il caso di dire, quel circolo perverso in cui vittima e carnefice sono stretti in un abbraccio mortale.

In oltre, una persona che consuma alimenti industriali o cibo spazzatura, privo di fibre e nutrienti, quando dal proprio intestino riceve segnali per indurla a mangiare, in modo da recuperare i “fattori mancati”,  provoca un circolo vizioso di denutrizione e obesità dal momento che risponderà a quel segnale replicando quel comportamento alimentare errato.

Un esempio classico è il volersi dissetare attraverso una  bibita zuccherata: più se ne beve più il corpo lancerà segnali di bisogno d’acqua per diluire il gravame di zuccheri ulteriormente introdotti dalla bibita appena ingerita.

Possibile che siamo così stupidi? È cosa risaputa che i cibi industriali ricchi di grassi e zuccheri ci fanno male eppure continuiamo a mangiarne.

Tra gli svariati motivi che gli studi scientifici hanno preso in esame, ve n’è uno particolarmente suggestivo e per niente campato in aria che vale la pena menzionare.

 

La colpa potrebbe ricadere sui microbi

Diversi studi e ricerche hanno dimostrato che i microbi possono condizionare l’umore, l’ansia e lo stress per mezzo delle sostanza chimiche da essi prodotte.
Ciascuna specie microbica predilige determinate fonti di cibo, che le permettono di nutrirsi e di riprodursi.
La spinta evolutiva induce i microbi a conservare la loro nicchia ecologica e a fare di tutto per assicurarsi la sopravvivenza, per esempio inviando segnali all’essere umano ospitante perché continui ad assumere il cibo spazzatura che li fa proliferare.

Questa teoria non è affatto peregrina.
Il meccanismo è stato provato in laboratorio sui topi dimostrando che i microbi hanno la capacità di influenzare il loro comportamento alimentare.

microbi

Sull’uomo ancora non è provato ma è possibile che valga soprattutto per le specie tossiche che prendono il sopravvento nell’intestino di alcuni individui.
In natura abbondano i casi di microbi minuscoli che controllano un organismo ospitante più grande:
basti pensare ai funghi che si insinuano nel cervello delle formiche, trasformandole in “zombie” per asservirle ai loro perfidi scopi. Le formiche vengono indotte ad arrampicarsi sulle piante per rosicchiare la pare inferiore delle foglie, e in questo modo fanno cadere le spore dei funghi sulle formiche sottostanti non ancora infette.
Altri batteri obbligano i moscerini della frutta a produrre più insulina, per accumulare grasso che aiuta i batteri a moltiplicarsi ma di certo non fa bene ai poveri moscerini.
L’idea che i microbi condizionino il nostro comportamento alimentare fornendoci ricompense neurochimiche che ci spingono a mangiare più hamburger non è così strampalata, anzi, per i nostri batteri altamente evoluti e specializzati dovrebbe essere cosa facile.
(fonte: Bio Essays 2014 pp.940-49)

ferro

Il Ferro e la dieta vegan

27 Gennaio 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

Il ferro  è il più citato degli oligoelementi in ragione della sua centralità nella produzione dell’emoglobina (globuli rossi).
Esso consente ai globuli rossi di catturare l’ossigeno nei polmoni e di trasportarlo in tutte le cellule dell’organismo conferendo il caratteristico colore rosso al sangue, dando così anche colore alla nostra carnagione.

La sua carenza provoca anemia e con essa molti deficit come debolezza, difficoltà di concentrazione, respiro corto, apatia.

Mediamente il corpo umano ne contiene dai 3,5 ai 4,5 grammi  e, se  in buona salute, il 95% del suo fabbisogno  deriva dal processo di riciclo che il fegato compie tramite l’Epcidina (proteina/ormone).

epcidina-graficoL’epcidina agisce insieme ad altre proteine che regolano il metabolismo del ferro, tra cui la Ferroportina 1, il Recettore 2 della Transferrina, l’Emojuvelina e l’HFE, ma non è ancora completamente noto come queste proteine interagiscano (comunichino) tra loro.
E’ però chiaro, oggi, che l’epcidina è la proteina chiave che dà il segnale ad altre all’interno del metabolismo del ferro. Quando tutte le proteine che regolano il ferro funzionano bene e ricevono il segnale corretto dall’epcidina, una quota di ferro appropriata per il fabbisogno corporeo sarà trasferita nel sangue, in modo da evitare un eccessivo accumulo di ferro nei tessuti.

L’eccesso o la riduzione di epcidina è la causa delle alterazioni a valle di questo fine meccanismo di regolazione del ferro: la mancanza di epcidina determina sovraccarico di ferro, mentre un eccesso di epcidina causa anemia.

Viviamo circondati dal ferro e un fegato in buono stato ne ha un notevole accumulo per le emergenze.

Per il suo approvvigionamento, anche in questa circostanza, abbiamo moltissime informazioni parziali o addirittura errate.

copertina-libro-alimentazione-naturale-di-aldo-vaccaroA tal proposito è illuminante quanto è riportato dal Prof. Valdo Vaccaro nel suo libro “Alimentazione Naturale” (Anima Edizioni 2013).

Scrive:
Occorre tenere presente della diversa assimilabilità delle varie forme di ferro.
Quasi il 90% del ferro alimentare, una volta giunto nell’organismo, agisce come ferro non-eme (inorganico ndr), poco assimilabile, dipendente per l’assimilazione da molti fattori aleatori coadiuvanti e antianemici, quali la vitamina C, e da fattori inibitori e anemizzanti, quali i fitati (presenti nei cereali integrali.

Va altresì detto che i fitati detengono una eccellente proprietà antiossidante ndr).
Il succo d’arancia, ad esempio, raddoppia l’assorbimento di ferro non-eme mentre il tè, a causa dei suoi tannini, lo abbassa del 75%.
Gli inibitori anti ferro non-eme comprendono sostanze molto diffuse nell’alimentazione naturale, quali la soia, i cereali integrali, le fibre, i polifenoli, i tannini, i fosfati.

Esistono in effetti due correnti interpretative sul fenomeno dell’assimilabilità del ferro, una pro-carnivora e una pro-vegetariana.
Per la prima, il ferro-eme (circa il 10% di quello assunto in totale), già biologicamente trasformato ed adattato, deriva principalmente dall’emoglobina e dalle mioglobina della carne. Il ferro no-eme di origine vegetale verrebbe assimilato in percentuali tra il 2 e il 5%, mentre il ferro eme, proveniente dal sangue fresco da macelleria e quasi trasfuso da animale sgozzato a paziente anemico, renderebbe più assorbibile anche il ferro non-eme presente nella dieta, grazie al suo alto livello di assimilabilità sull’ordine del 20%.

La spiegazione sembrerebbe logica e vera, mentre non lo è affatto, come succede regolarmente con le trovate pseudo-scientifiche dei carnofili. Infatti, tale sbrigativa bocciatura nutrizionale dei vegetali come anemizzanti viene regolarmente smentita dalla realtà quotidiana, dove l’anemia è semplicemente sconosciuta tra i vegetariani, mentre e frequentissima tra i mangiatori di carne.

L’abbondanza di vitamina C, serve come abbiamo visto  a moltiplicare  l’assorbimento del ferro, poiché l’acido ascorbico e l’acido citrico tendono a bilanciare il potere anti ferro delle fibre e dei cereali integrali.
L’acido fitico dei cereali integrali e dei legumi, se assunto in eccesso, ha effetto sequestrante nei riguardi del ferro, ma se nella dieta c’è abbondanza di verdura verde e frutta, di vitamina C naturale, l’inibizione fitica viene neutralizzata.

C’è da aggiungere che sono diversi gli studi clinici in cui emergono maggiori concentrazioni di ferro nei vegani rispetto ai carnivori.
Va anche detto che alte riserve di ferro causano problemi ossidativi per via della conseguente alta concentrazione di radicali liberi.

Ritorna prepotente la considerazione che una dieta bilanciata, varia e tendenzialmente crudista sia la sola strada da perseguire.

In ultimo, ecco l’elenco dei cibi vegetali ricchi di ferro:

  1. germogli di fagioli crudi,
  2. broccoli,
  3. carote crude,
  4. cavolfiore cotto,
  5. fagiolini verdi cotti,
  6. cavolo verde crudo,
  7. funghi cotti,
  8. ceci cotti,
  9. lenticchie cotte,
  10. tofu,
  11. miso,
  12. tempeh,
  13. spinaci crudi.

E’ bene ricordare che gli spinaci crudi contengono ferro ma anche molti ossalati (Sali di calcio) che ne inibiscono l’assorbimento. Per poterli disciogliere è opportuno tenere le foglie di spinaci crudi  sotto marinatura al limone per almeno 15 minuti.

Buon appetito!

Umberto-Veronesi

Testimonainza sull’insano consumo di carne

22 Gennaio 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

Testimonainza sull’insano consumo di carne.

I medici frequentatori di congressi da almeno 20 anni sanno che il consumo di carne è  cancerogeno per l’essere umano.
Il problema semmai risiede negli omissis in sede divulgativa profana che consente, nonostante le sciaccianti evidenze, di perpetrare ancora l’abitudine insana del consumo carneo.

Veronesi-e-l-insano-consumo-di-carneUmberto Veronesi, presidente della Lega europea Anticancro, sebbene abbia taciuto quand’era Ministro della Sanità, negli ultimi tempi si è speso in diverse interviste a favore della dieta vegetariana-vegana.

In una sua intervista diceva:

Un’alimentazione non sana può essere cancerogena.

Il cibo può diventare un veicolo di sostanze nocive, tossiche per l’apparato cardiocircolarotio e per il sistema digerente, e talvolta può essere in grado di provocare tumori.

Io sono un vegetariano convinto per ragioni etiche (non mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di altri animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni scientifiche più che accertate.

Non è vero che la carne sia necessaria al nostro sostentamento.

Non solo i vegetali ci mettono a disposizione tutto quanto occorre alla vita, ma in essi si trovano anche le proteine, contrariamente a quello che la gente crede.

Il 99% del nostro genoma è esattamente identico al quello dello scimpanzè, e noi siamo uguali a lui per le nostre funzioni di ogni tipo.

Il nostro metabolismo è quello dei primati, che non sono carnivori e che si nutrono di bacche, cereali, legumi, frutti.

Il nostro organismo è programmato come il loro per il consumo di frutta, verdura e legumi.

Una dieta priva di carne non indebolirebbe in alcun modo: pensiamo alla potenza fisica dei gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi del solo latte materno.

Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie.

A voi le dovute considerazioni.

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