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Un consiglio vegano? Spegnete le tv!

19 Agosto 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

Un consiglio vegano? Spegnete le tv!

Il Mondo buono del Mulino Bianco per essere più convincente, ha assoldato il noto attore Antonio Banderas, che nelle pubblicità interpreta un contadino che produce nel rispetto della natura e dei buoni sentimenti.
Da sempre questa marca di prodotti alimentari evoca le emozioni più profonde: l’affetto familiare, le buone azioni, l’atmosfera rassicurante.
In altre parole, cerca di vendere più prodotti condizionando le persone a credere che sono genuini e rispettosi della natura.
In realtà, quei prodotti sono pieni di sostanze chimiche non proprio salutari, e la società che li produce pratica le sofisticazioni alimentari delle più forvianti.
Ma come questa, sono molte le pubblicità che dicono esattamente il contrario rispetto alla verità del prodotto che pubblicizzano.

 

Come siamo arrivati a questo?

La televisione tra gli scopi originari aveva quello di distrarre e allontanare dalla realtà.
Oggi ha quello di assoggettare e vendere.
Una popolazione che spreca il suo tempo a seguire personaggi mediatici e programmi spazzatura, è incline alla sottomissione, in quanto diventa incapace di utilizzare in modo libero ed autonomo la propria testa, e non fa maturare la sua realtà emozionale, rimanendo al livello di un ego superficiale, narcisistico e spesso nevrotico.
L’ingranaggio televisivo degli ultimi 10 anni è diventato ancora più potente con il digitale terrestre: ci sono ancora più canali che offrono spazzatura a volontà, mentre la cultura subisce tagli e censure.
Tutto questo perché i programmi mandati in onda devono garantire audience per le pubblicità.

Lo scopo della pubblicità è quello di far acquistare un prodotto

ma gli spot risultano essere veri e propri mezzi per condizionare lo stile di vita.
Studiosi hanno constatato che la pubblicità agisce inoculandoci l’incessante voglia di consumare, ci ha trasformati in servi di quella macchina che si supponeva fosse al nostro servizio.
La pubblicità è in sé infame, è propaganda industriale che si spaccia per informazione e talvolta passa per tale.

Pensiamo a quando nei telegiornali mandano il sevizio sul nuovo film che sta per uscire nelle sale cinematografiche piuttosto che le interviste riguardanti la nuova moda che sta impazzando per le vie dello shopping.

Gli operatori pubblicitari hanno fatto numerose ricerche per trovare modi sempre più sofisticati ed efficaci per spingere all’acquisto.
Hanno indagato i bisogni, i desideri, e le motivazioni dei potenziali consumatori alzando di volta in volta l’asticella della decenza e del rispetto.
Nonostante emergesse questa consapevolezza, i governi non hanno elaborato leggi necessarie per arginare il potere di questi “persuasori occulti”, permettendo alla pubblicità di avere molto peso nella formazione della società in quanto non rappresenta soltanto una guida per l’acquisto dei prodotti, ma anche un laboratorio di modelli da seguire per i comportamenti adottati in tutti gli ambiti della vita quotidiana.
E valorizza soltanto alcuni temi, concetti, valori della cultura sociale, contribuendo a far dimenticare tutti gli altri.

 

Le pubblicità sfruttano le emozioni per spingere all’acquisto di prodotti inutili e dannosi

Di fatti, mentre la logica si affida ad una evidenza oggettiva sostenuta da argomentazioni, l’approccio emotigeno si affida a stimoli e suggerimenti come suoni e immagini evocativi di emozioni.
Ad esempio, un prodotto antirughe viene pubblicizzato suscitando l’ansia verso la vecchiaia, e poi mostrando una donna con un viso senza rughe. Di solito queste pubblicità sono accompagnate da musiche suggestive, e le donne mostrate sono bellissime e giovani. È ovvio che non c’è alcuna prova razionale dell’efficacia del prodotto, eppure si promette un “aspetto giovane”.

Oggi i pubblicitari si valgono non soltanto di conoscenze psicologiche e sociologiche, ma anche della psicolinguistica applicata alla comunicazione pubblicitaria.
Il nostro emisfero cerebrale destro assume l’informazione in modo globale, considerando non soltanto il contenuto verbale o visivo della pubblicità ma soprattutto ciò che evoca emozione e pathos.

Ogni spot pubblicitario si vale di conoscenze che la maggior parte delle persone ignora

I pubblicitari sanno che la presenza di donne, bambini o cuccioli accresce la possibilità di attrarre l’attenzione. La donna molto bella e il bambino piccolo vengono utilizzati per produrre emozioni positive e per indurre ad associare il prodotto a queste emozioni.
La donna o l’uomo attraenti possono anche essere personaggi molto famosi, detti “testimonial”.
In questi casi, la persuasione si gioca sull’immagine di successi di questi personaggi.
Il prodotto viene dunque inteso come importante perché viene utilizzato da personaggi importanti, e scatta l’identificazione e il desiderio di acquisto.
Ovviamente i costi di queste campagne molto costose, si ripercuotono sul costo e sulla qualità del prodotto.
Le immagini pubblicitarie sono portatrici di una ideologia estremamente deteriore.

La base di questa ideologia è di far credere che gli oggetti materiali possano avere molto potere sulla nostra vita, e che per risolvere problemi dobbiamo rivolgerci all’esterno.

Nel libro “La realtà come costruzione sociale” si spiega come i media generano una “ricostruzione sociale della realtà”.

Una realtà distorta, manipolata e resa fortemente persuasiva, sulla base delle esigenze di vendita e di sopravvivenza del sistema.

La realtà televisiva e pubblicitaria giunge ad avere il potere di penetrare e soppiantare la reale esperienza quotidiana, producendo scompensi nella profondità della psiche, favorendo il conformismo e l’omologazione.

La “massa”

Come insieme omogeneo, stereotipato e prevedibile di individui viene creata attraverso la manipolazione dei mass media, che costituiscono la società del consumo, omologante e condizionate. La cultura di massa è la graduale privazione degli aspetti originali degli individui.
È fondata sull’intrattenimento, sul consumo commerciale e sull’esibizione degli aspetti superficiali di se stessi.
È apparire, consumare, indossare, mostrare, non è mai “essere”.

Costruire una società di massa significa poter avere il controllo psicologico sugli individui, cioè creare “pseudo-individui”, sospinti all’inedia e alla rinuncia della propria personale creatività.

Ecco perché noi vegani suggeriamo: in attesa di tempi migliori, spegnete le tv e ritornate a leggere, a vivete la natura e a riappropriatevi del tempo delle virtù che la tv ci sottrae.

 

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L’olocausto di ferragosto

17 Agosto 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

L’olocausto di ferragosto

Come tutte le cittadine di mare, anche quella in cui vivo nei mesi di Luglio e Agosto riceve un numero così elevato di villeggianti da avere costantemente le strade ed i parcheggi perennemente intasati dalle auto.
Tuttavia, se per un verso si tratta di una seccatura, dall’altro, complici anche le ferie lavorative, mi costringe ad utilizzare la bicicletta per tutti quegli spostamenti che devo compiere in città.
Fortunatamente il Comune, prima della grande crisi e del taglio degli investimenti utili (già miseri per la verità), aveva fatto in tempo a realizzare una godibile pista ciclabile che corre lungo la litoranea per almeno 5 km.
Il suo tratto più suggestivo è quando la pista fiancheggia un giardino pubblico che fa da lussureggiante cornice alle spiagge. Sempre ben curato, regala un morbido e fresco tappeto verde su cui camminare piacevolmente scalzi ed è rigoglioso di ombricolose piante sotto cui ripararsi nelle ore più bollenti.

Il 14 agosto scorso però,

questo luogo a tratti paradisiaco, è divenuto scenario di massacri e di olocausti per il piacere sanguinolento di villeggianti intenti a festeggiare la vigilia del ferragosto con decine di parti di bue e maiale da arrostire su bracieri di fortuna.
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Mi sono ritrovato a pedalare passando in rassegna decine di gruppi di persone (per lo più canuti male in arnese dalle ipertrofiche pance) sedute sulle loro seggioline di plastica bianca, lungo i tavoli che cianciavano delle loro proverbiali abbuffate in attesa che il cuoco di turno gli allungasse le libbre di carne rubate da chissà quale povero schiavo nato, cresciuto e morto per soddisfare la bramosia autodistruttiva di questi hominis sapiens.
Mi sono finanche imbattuto in un gruppo di estremisti onnivori arrivati ad approntare una vera e propria macelleria da campo!

Per almeno 500 metri si alternavano fuligginose nuvole dallo straziante odore acre della morte accompagnati dal macabro vociare festaiolo degli astanti.
Come se nelle loro precedenti 10 ore di vita non avessero addentato un qualche tipo di carne i banchettanti gioivano e brindavano all’abbondanza completamente indifferenti alle affliggenti sofferenze che quella loro festa aveva significato per innocenti creature.
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Ancora più grottesco era notare

come molti di questi erano accompagnati da graziosi cagnolini alcuni dei quali erano tenuti amorevolmente tra le braccia durante il pasteggio.
Se qualcuno avesse detto loro che il trancio di carne masticato tra i denti era quello del loro amato Puffi, Trudy o Lessie chissà a quale strappalacrime scena avrei assistito.
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Probabilmente il cuoco sarebbe stato immobilizzato e preso a calci, col benestare dei genitori, anche dai bambini.
Però, un Vitello no! Lui non è che una fettina da condire.

Completamente sconvolto, pedalavo incontrando sul mio percorso decine di tavolate nessuna delle quali che proponesse cibo che non fosse di cadaveri!

Com’era possibile tutto questo?

Proprio adesso che anche l’insipiente televisione mostra le barbare condizioni degli allevamenti intensivi unitamente alle gravissime patologie che il consumo carneo sta infliggendo all’umanità ci sono persone che se ne fregano e fanno finta di nulla?
Una delle possibili risposte è che c’è una parte di umanità che vive sulle spalle degli altri e del pianeta come parassiti.
Si pensa che “spiega e rispiega” costoro impareranno a stare al mondo, capiranno che quando non ce ne sarà più per l’ospite morirà anche quello stupido del parassita, pensando così, con questa semplice considerazione, di scongiurare la débâcle!
Si da il caso però che il parassita, sebbene astuto e profittiere, non si distingua molto per l’intelligenza e, soprattutto, per la sua capacità di pensare al domani. Sarebbe contro la sua stessa natura.
Il parassita succhia il sangue fino a quando ce n’è. Poi passa ad un altro ospite punto e basta, e quando non c’è più alcun ospite si estingue!
Esiste una sola categoria predatoria capace di queste raffinatezze, questa è la classe medica.
Essa non ti vuole troppo in salute perché tu possa fare a meno di lei ma non ti vuole nemmeno troppo malato da perderti definitivamente.

 

Mauro-Garbuglia

La scelta vegana, cambiare con consapevolezza

15 Agosto 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan, lettera aperta a Vegan Place

LA SCELTA VEGANA, CAMBIARE CON CONSAPEVOLEZZA

Ringrazio gli Amici di Vegan Place per aver organizzato un evento così importante e stimolante come il Vegan Place Festival che si terrà a Fermo dal 16 al 18 settembre p.v.
Li ringrazio di avermi invitato e coinvolto nella pratica della cucina e nella presentazione del mio libro “Alimentazione vegan per non vegani”.
Sono qui a fare riflessioni che nascono da un’esperienza oramai trentennale nel campo dell’alimentazione vegetariana, vegana, macrobiotica.
Negli ultimi 30 anni sono cambiate molte cose, tra le quali, la più importante per il contesto di questa riflessione, è un’adesione planetaria, globale, di una consistente parte della popolazione all’alimentazione vegetariana in primis, e dell’alimentazione vegana di conseguenza.
Mentre fino a pochi anni fa l’approccio a queste alimentazioni di nicchia era riservato a pochi “fissati”, ora i “fissati” sono tanti e tra questi “fissati” troviamo la crème dello star system di Hollywood, personaggi politici, cantanti, scrittori, atleti, personaggi di fama mondiale che si dichiarano apertamente vegetariani/vegani, rendendo tremendamente fuori moda chiunque sia legato ancora  al concetto di alimentazione carnivora a tutti i costi!  Cito al volo Leonardo Di Caprio, Carl Lewis, Bill Clinton, Jovanotti, Ariana Grande, Beyoncè e Jay-Z, perfino Mike Tyson (solo per citarne alcuni).
Questo fenomeno di massa non è solo una moda a caso. E’ un’esigenza collettiva fisica, mentale e spirituale.
Le diete “Green” hanno di certo un immediato riscontro sulla salute fisica di chi le approccia, ma soddisfa anche bisogni mentali legati ad un armonia tra le varie parti del corpo, del cervello. Non solo, l’accezione pacifista in difesa degli animali, ci rende partecipi di un principio altamente spirituale che è quello contro la violenza, contro lo sfruttamento e la schiavitù di ogni essere vivente.
Eppure dietro un principio di tale elevatezza si nascondono trappole di ogni tipo, che portano a deviare la verità assoluta sopra espressa in favore di una verità relativa e personale di comodo.
Diceva Guccini: “Chi glielo dice a chi è giovane adesso di quante volte si possa sbagliare…”.  Per evitare errori che possono portare anche a danni fisici, mentali, emotivi e spirituali molto gravosi, bisogna cercare una chiave di lettura, rendendo il proprio cammino il più possibile consapevole. Per questo nel mio libro evidenzio i normali errori di gioventù di percorso (non di età) dando il giusto valore a queste esperienze, assolutamente positive se inquadrate nel giusto modo.
Il primo errore che evidenzio e che qui voglio condividere con Voi, è l’estremismo!
Non è estremista chi fa esperienze estreme. La maggior parte delle volte, queste esperienze se fatte in libertà e consapevolezza, sono il sistema riequilibrativo di situazioni precedenti.
Personalmente nel mio percorso di vita ho sperimentato diete vegane molto semplificate per anni o la famosa Dieta n. 7 di Gerges Ohsawa, fondatore della macrobiotica, per 45 giorni, verificando con analisi del sangue ogni 10 giorni il mio stato di salute, e potrei proseguire con altre sperimentazioni fatte.
Sicuramente sono state esperienze estreme, funzionali al mio stato di salute del momento, o a mie esigenze mentali e spirituali. Non è la mia strada per sempre, non è la strada per tutti.
L’estremista è colui che pretende di generalizzare proprie esperienze personali ad un sistema assoluto di valori, dando ad intendere che quella strada (occasionale e spesso inconsapevole) è la via del nuovo cammino dell’umanità! Ed è ovviamente estremista chi ritiene di essere depositario dell’unica verità.
Particolarmente pericoloso (per se e per gli altri) è utilizzare la logica razionale per definire questa via messianica.
Esempi casuali: Io mangio così e sto meglio, quindi chi mangia così sta meglio; io seguo il percorso salutistico per cui prendo tutto ciò che fa bene alla salute e se fa bene, lo prendo di più che fa sicuramente più bene. Seleziono i cibi, le persone, tutto nella mia vita perché voglio essere coerente.  Io sono animalista e non mangio carne e sono vegano, non voglio niente di animale, se ho i pidocchi non li uccido, bevo acqua senza batteri per non ucciderli, e così via. Io sono un difensore degli animali e uccido chi uccide gli animali… e così via.
La logica razionale è una  logica che nasce (secondo gli insegnamenti della Tradizione Orientale) dall’eccessiva stimolazione proprio di carne e prodotti animali sulla parte sinistra del cervello.  La Scienza ci dice che è quella dominante, con un 10 % che noi utilizzeremmo, situato proprio lì.
In Oriente non la vedono così.
Grazie all’Oriente scopriamo che le logiche dell’uomo sono almeno 5. C’è ad esempio la logica dell’Amore, quella dell’Equilibrio  e tante altre da scoprire,  per riscoprirci e soprattutto per scegliere.
La scelta vegana ad esempio è esattamente agli antipodi di questa logica razionale. E’ una scelta creativa che necessità di continue scoperte e sperimentazioni, legata al concetto di Giustizia e di libertà. Libertà per sé stessi e per gli altri. Scegliere una strada vegana significa innanzitutto cambiare il proprio modo di pensare, liberarsi dalle false credenze, coscienti che però esse sono radicate nel nostro subconscio!
Di solito si è estremisti perché si pretende (spessissimo inconsciamente) che gli altri ci diano la forza di portare avanti scelte di cui non abbiamo compiuta conoscenza. A fronte di una critica, più o meno costruttiva, ci si oppone con critiche difensivistiche. Nasce così lo scontro “vegani contro carnivori” e così via. Lo scontro non è nella logica vegana. Tutti hanno la loro parte di ragione ma nessuno ascolta l’altro.
E’ nella logica vegana invece il confronto per una crescita comune.

Dovremmo ricordarci tutti che ogni modalità di alimentazione umana ha una parte fondamentale vegana.
I “carnivori” (ammesso che esistano come categoria di uomini…) sono vegani almeno al 70%! Chi mangia il cibo “fast food”, è vegano almeno al 60%.
I vegetariani sono vegani almeno al 90/95%.  Quindi  già da qui si evidenzia che le cose che ci uniscono come esseri umani sono molte di più di quelle che ci dividono.
Il Vegano appare pericoloso  perché ha il coraggio di fare scelte importanti, etiche, che toccano la coscienza di tutti. E’ una rinuncia a qualche cibo per speriementare una miriade di altri cibi.
Della dannosità degli allevamenti animali a livello ambientale globale, a livello di qualità nutrizionale, se ne parla da tantissimo tempo. La violenza sugli animali allevati che si riversa su chi poi li consuma, sia a livello energetico, che a livello chimico, biologico, emozionale, è noto. Mentre fino a poco tempo questo era fonte di indifferenza, ora non più! Gli allevamenti stanno chiudendo o stanno cercando di rifarsi il lifting con (purtroppo presunti!)  “allevamenti a terra”. Quel che è certo è che la coscienza collettiva sta crescendo e con essa il numero di vegetariani/vegani.

In generale l’estremismo ha 2 facce. Da una parte è l’occasione per una maggioranza di persone di dissentire a priori mentre dall’altra trova adepti convinti della propria presunta superiorità! In sostanza permette a tutti di evitare approfondimenti che sarebbero importanti per tutti!

La strada vegana non è un’invenzione recente. E’ il punto di arrivo di tutte le Grandi Religioni dell’Uomo, di tutti i percorsi iniziatici, di tutte le strade spirituali.
Sottolineo: il punto di arrivo! Dopo un cammino di conoscenza e di depurazione. Dopo aver vissuto le schiavitù delle passioni, delle visioni di parte, della materialità, quando si passa ad un altro livello di visione.
Un livello dove ci sentiamo parte del tutto, quel livello che la fisica quantistica definisce “Entanglement”, ossia unione o sovrapposizione di più sistemi. L’alimentazione vegana aiuta nella comprensione dei livelli sottili dell’esistenza, se si comprende le sue potenzialità e soprattutto se è ciò che si sceglie!
Questo comporta il superamento della lotta, della violenza, dell’adesione ad una etichetta qualsiasi. Si è! Punto!  Ovvio che non è l’unica via alla spiritualità! Ma bisogna farci i conti!
La strada vegana è legata alla visione più alta dell’uomo  ma, attenzione, va fatta “cum grano salis” ossia con buonsenso.
Non possiamo dimenticare né rinnegare chi siamo. Mentre la tradizione orientale è vegetariana/vegana da millenni, in Italia e in Occidente no! Abbiamo esigenze fisiologiche che vanno rispettate.
Una mia carissima amica di Milano, da sempre sensibile alle visioni spirituali e di giustizia di questo pianeta, dopo aver praticato per un po’ di tempo la dieta vegana, si sente male. Una sempre maggiore debolezza e disturbi vari la portano prima a d una serie di esami. In sostanza scopre che la dieta vegana non faceva per lei. Per stare bene di salute ha dovuto scegliere la dieta “paleolitica”, all’esatto opposto.
Ora questo significa che lei ora non è più contro la violenza, conto lo sfruttamento degli animali, contro gli allevamenti industriali?
No! Significa solo che ha dovuto fare i conti con il suo corpo, con la sua storia personale, con le sue esigenze fisiche.  Non dimentichiamo che le “popolazioni indigene” del nostro pianeta, se proprio hanno esigenze di prodotti animali, lo fanno con estremo rispetto degli animali stessi, di cui ringraziano il sacrificio!
La  loro spiritualità non è inficiata da questo gesto, all’opposto esaltata! E’ l’eccezione legata alla sopravvivenza, ben diverso dal consumismo imperante nei nostri supermarket!

Il corpo ci dice cosa è meglio per noi. La Legge fondamentale della salute è la legge del Cambiamento!

Per questo oggi la dieta vegana è la migliore dieta salutista dell’Occidente! Perché per una popolazione che negli anni 60 e 70 del secolo scorso mangiava su invito dell’Istituto Nazionale della Nutrizione dal 50 al 60% di carne e proteine animali, i problemi conseguenti al quel consiglio assolutamente scriteriato oggi possono essere risolti da una buona dieta vegana. Il balzo in avanti delle malattie degenerative in termini numerici è facilmente collegabile a chi lo vuol vedere all’aumento dei consumi di carne e prodotti animali in genere.
Allora il cambiamento vegano diventa un’esigenza collettiva, ora più che mai.

Per comprendere le radici di un problema, bisogna vedere la storia della persona. Quello che si è consumato di più, fatto di più, va cambiato, all’occorrenza eliminato, per riportare ad un giusto equilibrio.
Così, a titolo di corretta informazione, diventa altrettanto evidente  che per una popolazione vegetariana da sempre, se ci sono problemi fisici, la soluzione può essere nella carne o in prodotti animali.  Bisogna evitare sia il dogmatismo che ogni forma di giudizio sulle scelte altrui per la Libertà di fare ognuno il proprio percorso di vita.

La legge fondamentale è quella del cambiamento! Non esiste una scelta sbagliata a priori, esistono solo “errori perfetti” in funzione della nostra evoluzione spirituale!

E’ sempre nella Tradizione o nell’esperienza decennale che troviamo risorse per fare un proprio cammino in sintonia con le scelte ideologiche, religiose o etiche. Pur essendo ognuno diverso, ci troviamo spesso davanti a degli step comuni. Come affrontare quelle che in Oriente vengono chiamate “scariche” corporee che durante il cambiamento provocano fastidi assimilabili la concetto di “malattia”? I rimedi naturali ci sono, la stessa alimentazione modificata diventa rimedio, senza eliminare a priori il ricorso alla medicina allopatica in caso di necessità. Sperimentare si ma con buon senso.

Soprattutto è bene comprendere delle tante proposte che girano su internet o sui libri di settore quale siano quelle più adatte alla propria persona.
Per esempio è molto decantato il decalogo che gira della dieta cosiddetta alcalina, la quale dà indicazioni di mangiare frutta e verdure alcalinizzanti, mentre sono da evitare “Tutti i cibi cotti”e il “sale”. Poi dice anche che ad esempio il limone pur essendo  acido è consigliato perché il corpo “reagisce” in funzione alcalinizzante. Sono ottimi consigli, ma non sono consigli per tutti!
E’ una strada vegana, non è l’unica strada vegana!
Occorre contestualizzare ogni scelta per comprenderne valore e limiti.
La dieta indicata come “alcalina” è in sostanza una manifesto di dieta crudista, più che di dieta alcalina.
La dieta crudista è un’ottima dieta, altamente depurativa, molto adatta in quelle latitudini dove il caldo è dominante (equatore e paesi limitrofi), è un’ottima dieta per malattie collegate a fegato/polmoni e organi attinenti, è un’ottima dieta estiva. Non è però una dieta adatta a tutta la popolazione mondiale, non è una dieta adatta per tutte le stagioni, non è una dieta per le persone deboli e malate cronicamente.
Per le popolazioni dei paesi nordici o polari, è una dieta improponibile se non per brevissimi periodi. D’Inverno è una dieta che impedisce al corpo di adattarsi normalmente al freddo esterno.
Una persona debole o malata cronicamente, che ha una situazione di scarsa energia, di scarso calore interno,  la dieta crudista peggiora la situazione.
In queste situazioni è decisamente più funzionale una dieta vegana cotta! D’inverno occorre cucinare i cibi a lungo. Quel calore che ci arriva da quel cibo ci fa stare bene al freddo! Abbiamo un sistema nervoso periferico che se giustamente nutrito, in armonia con le stagioni, ci fa stare bene in ogni clima e latitudine. E’ quindi buona cosa comprendere come aiutarlo.
Il sale è un tema da rivedere. Ci sono tanti tipi di “sale”. Normalmente li chiamiamo “Sali minerali” e sono fondanti della salute umana. Il sale marino integrale ad esempio è un unione di diversi minerali (magnesio, silicio, potassio, sodio, iodio, etc. etc.) ed esercita un’azione benefica a tanti livelli.  Il sale marino integrale è il cibo alcalino per eccellenza! Riscalda, dinamizza, aumenta la funzione vitale dell’organismo!
Un cibo acido, ad esempio i cereali, cucinato con acqua e sale marino integrale, diventa alcalinizzante!
La cucina da sempre è il sistema di modificare chimicamente le caratteristiche dei cibi in base alle nostre esigenze. Dimenticare questo, significa dimenticare da dove veniamo!
Il Sale raffinato è solo sodio ed è un alimento molto specifico e anomalo!
Come il limone stimola una reazione alcalina, il sale raffinato stimola una reazione acida, perché è troppo specifico. E’ noto che i danni alla salute umana sono dati dalla troppa raffinazione dei cibi. In particolare sale raffinato, farina raffinata, zucchero raffinato, sono tra i principali colpevoli delle problematiche salutistiche moderne!
Il corpo tende sempre all’equilibrio. A fronte di una eccessiva raffinazione si creano reazioni altrettante eccessive.
Una dieta vegana/vegetariana senza sale, nel medio e lungo termine è seriamente pericoloso!
La dieta senza sale ha senso per chi è brevilineo, per chi ha fatto un abuso di carne, in particolare insaccati  e carni salate, per chi ha una struttura forte indebolita da situazioni di stress, di eccessiva attività lavorativa, da chi ha problemi nella parte bassa del corpo (intestino crasso, prostata, utero, ovaie, testicoli, gambe, etc), per un breve periodo che va da 3 a 6 mesi massimo! Sto parlando di dieta completamente senza sale!
Essere consapevoli che il sale integrale, come ogni cosa,  va gestito, integrato, equilibrato, utilizzato, in una dieta rispettosa delle nostre particolari esigenze è basilare! Il troppo storpia in ogni cosa ma anche la carenza!

Esiste un unico sistema per evitare di farsi del male! Diventare nutrizionisti di noi stessi! Solo ciascuno di noi può sapere cosa gli serve mangiare!
Nel mio libro troverete una guida a farlo con consapevolezza, nel rispetto delle vostre scelte ideologiche e spirituali.
Da troppo tempo l’Occidente vive in un costante allontamento tra le esigenze fisiche, mentali, emotive e spirituali. La strada del nostro presente/futuro è quello di riunire il nostro essere, allineato verso il futuro che ciascuno vuole per sé, con la consapevolezza che siamo molto più di uno, ciascuno di noi è il tutto!
Siamo, volenti o nolenti, una particella di Dio!

Mauro Garbuglia

Richard Horton: nessuno è pronto a fare il primo passo per ripulire il sistema

12 Agosto 2016 Posted by Considerazioni dal mondo vegan

Richard Horton: nessuno è pronto a fare il primo passo per ripulire il sistema

The Aspen Institute organized the presentation of the 2013 Global Leaders Council for Reproductive Health Award in Geneva on the margins of the 66th World Health Assembly. The Gambia, Kenya, Zambia and Sierra Leone were recognized for their achievements as part of a USAID funded effort to recognize and encourage improvements in reproductive health. HHS Assistant Secretary for Global Affairs, Dr. Nils Daulaire and USAID Assistant Administrator for Global Health, Dr. Ariel Pablos-Méndez spoke at the event which was broadcasted live on the web by the U.S. Mission Public Affairs team. U.S. Mission Geneva / Eric Bridiers

“The Lancet” una delle più prestigiose riviste mediche, nell’aprile del 2015 (The Lancet, vol. 385 dell’11/04/2015) pubblicò, a firma di Richard Horton, il suo redattore capo, un articolo sulle pubblicazioni mediche che varrebbe la pena imparare a memoria e recitare come memento prima di menzionare i risultati di questa o di quella sperimentazione.

Di seguito la traduzione dell’Incipit:

Tantissimo di ciò che viene pubblicato è sbagliato. Io non ho il permesso di dire chi ha pronunciato questa affermazione perché ci era stato chiesto di osservare le regole di Chatham House (Convenzione risalente al 1927 che disciplina la confidenzialità riguardante la fonte d’informazioni confidenziali scambiate in riunioni tenute a porte chiuse N.d.T.). Ci fu pure chiesto di non fare fotografie delle diapositive. Coloro che lavoravano per enti governativi implorarono che i loro commenti restassero anonimi, dal momento che le elezioni britanniche sono in arrivo. Perché la preoccupazione paranoica per la segretezza e l’anonimato? Perché questo simposio sulla riproducibilità e l’affidabilità della ricerca biomedica tenuto a Londra presso il Wellcome Trust la settimana scorsa ha toccato uno degli argomenti più delicati della scienza oggi: l’idea che qualcosa sia fondamentalmente andato male con una delle nostre più grandi creazioni umane. Molta della letteratura scientifica, forse la metà, può semplicemente essere falsa.
L’articolo prosegue descrivendo il perché delle falsità in campo medico, elencando una serie di motivi tra cui il conflitto d’interessi che inevitabilmente va a verificarsi per la dipendenza economica che l’industria farmaceutica fa gravare su chi fa ricerca e ne pubblica i risultati, una ricerca – Continua Horton – “in cui i dati vengono adattati alla teoria da sostenere” e afferma pure che:
“le riviste mediche respingono articoli che, invece, raccontano le cose come stanno”.

L’articolo si conclude con: “La buona notizia è che la scienza (medica) sta cominciando a prendere sul serio i suoi peggiori difetti. La cattiva notizia è che nessuno è pronto a fare il primo passo per ripulire il sistema.

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